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Il mio campione, il mio principe azzurro, il mio supereroe: ciao papy!

Esistono amori che non possono essere raccontati con una lettera, esistono lettere che non potranno mai essere perfette. E questa lettera non lo è, non è perfetta, ma adesso è tutto ciò che ho.

Caro papy,
ecco che ne hai combinata un’altra delle tue, sei il solito pasticcione.
E adesso che facciamo? Che ne sarà di questo casino? Come lo mettiamo a posto?
Ho un disordine dentro che forse solo la tua saggezza saprebbe domare.
Tu sei sempre stato quello coraggioso, quello con il carattere spigoloso, quello forte, il più forte, il più testardo, il più orgoglioso, il più permaloso di tutti, ma anche il più buono. E se mi guardo allo specchio vedo la stessa testardaggine, lo stesso carattere spigoloso, lo stesso orgoglio, la stessa permalosità. La stessa forza non lo so, forte come te non lo sarò mai. Così simili eppure così diversi, così tanto innamorati l’uno dell’altra quasi da non sapercelo raccontare.

Se guardo indietro vedo un sacco di cose belle, vedo le tue mani che erano la mia roccia, vedo la tua grinta in quel tiro alla fune che per te era molto più di un gioco, vedo il tuo ottimismo, la voglia di crederci sempre e la curiosità che mettevi in tutte le faccende della vita. Vedo il tuo essere chiacchierone, io e te parliamo pure con i muri, il tuo sorriso che non mancava mai, vedo te ai bordi di un campo da calcio e sai una cosa? Quanto mi dava fastidio quando al termine delle partite avevi complimenti per le mie compagne e mai per me..sembrava quasi che tu non mi guardassi nemmeno, ed invece io lo so che era il tuo modo per spronarmi e per farmi capire che potevo spingermi oltre, io lo so che non avevi occhi che per me.
Mi hai sempre lasciata fare papy, hai accettato il mio spirito ribelle e i miei sogni come se fossero i tuoi, e di questo te ne sarò sempre grata.
Così come ti sarò sempre grata d’avermi insegnato i veri valori della vita, crescendomi a pane, umiltà e dignità. La stessa dignità che ti ha contraddistinto nel lottare anche contro questo ostacolo che la vita, d’un tratto, ti ha posto davanti. Lo hai detto subito “Vincerò io” e credimi papà, così è stato. Hai vinto tu. Perché se mi guardo attorno ed osservo occhi e cuore di tutte le persone che ti hanno incontrato, mi rendo conto che non c’è stata proprio partita, che sei stato il migliore di tutti.

Non sai cosa darei per litigare ancora un po’ con te, per guardare una partita della Juveinsieme, per ricevere uno dei tuoi buffi messaggi, per salire in auto e trovare Claudio Baglioni a tutto volume…mi manca da morire questo piccolo grande amore.
Oh papy, ho così tante domande in testa senza risposta e più di tutto mi chiedo: ti avrò reso abbastanza orgoglioso? La donna che sono oggi ha tanto a che fare con quello che volevo essere, ma la donna che dovrò diventare e che dovrà fare i conti con la tua assenza vacilla un po’…non andare troppo lontano.

Ora ti saluto papy ma voglio dirti ancora tre cose: innanzitutto che non ci sarà giorno in cui non racconterò a Riccardo, Lorenzo e Alice il nonnino speciale che sei stato, gli racconterò delle loro radici e di un paio di stelle a forma di occhi verdi che non smetteranno mai di brillare per loro; in secondo luogo grazie per avermi donato una famiglia che nemmeno nei miei più bei sogni avrei osato immaginare. Prenditi cura della mamma, di noi, della tua sorellina che hai sempre protetto e amato e di tutto il resto della famiglia allargata, ma anche dei tuoi cari amici che per te hanno avuto un valore inestimabile. Infine, papy, ti dico quello che non ti ho mai detto: ti amo. Ti ho sempre amato. E ti amerò per sempre.

Fai buon viaggio mio campione, mio principe azzurro, mio supereroe e non fare tutta una tirata come il tuo solito, fermati all’autogrill ogni tanto, goditi il panorama.
Io ti aspetto in tutti i miei sogni, in fondo il lieto fine delle favole è sempre racchiuso lì.

Ciao papy, la tua bambina.

Cibo, cibo, mercante in fiera, cibo, bere e family: ecco il mio Natale

Gli auguri per il Natale sono d’obbligo.
Poi ognuno è libero di festeggiare o meno, di crederci o meno, di stare in famiglia o meno, di non lavorare o meno, di fare quel cazzo che gli pare o meno ma, ma tutti abbiamo un grande obbligo: MAGNA’.

Se state scrivendo la lista delle persone da mandare fare un giro sui tombini aperti nel 2019, fermatevi un attimo e mettete immediatamente al primo posto la bilancia, che tanto se siete fighe con un paio di kg in più lo sarete lo stesso, e se siete cessi con un paio di kg in più lo sarete lo stesso. Non fa una piega giusto? A casa mia, da lombardi purosangue proprio 🙈 il Natale è il cenone della vigilia, rigorosamente a base di pesce. Mia madre e mia zia confabulano solo da un paio di settimane, stasera, come sempre, sapremo di che morte dovremo morire. Antipasti, primo, secondo, contorno, dolce…dolce? E chi lo fa il dolce se non la sottoscritta? Mi relegano a quello perchè tanto pandoro e panettone sono sempre dietro l’angolo e rimediare è un attimo, per il resto l’anima della festa (che sono sempre io) ce la metterà tutta per non deludere le aspettative rigorosamente mal riposte, anche se giallozafferano e fatto in casa da Benedetta sanno sempre come venire in mio soccorso.
Cibo a parte l’altro capitolo tutto da vivere è il capitolo regali. Negli ultimi dieci anni non credo di essere mai arrivata alla Vigilia di Natale con all’attivo un solo regalo da comprare (Sarà che in totale ne faccio tre? Sarà che ho delegato da fare schifo? Sarà perché ti amo?), e queste sono soddisfazioni. Fatto sta che con la curiosità di una dodicenne io, anche quest’anno, non vedo l’ora di scartare e fare baldoria, anche se il regalo più bello l’ho ricevuto ieri: tu, Riky del mio cuore, che mi guardi negli occhi e per la prima volta mi dici Zia, io più rincoglionita che mai, sposto la faccia per non farti vedere le lacrime e provo l’emozione di essere amata. Tutta scema ma amata. A breve che tutto ciò avrà una dimensione doppia, il mio livello di scemenza raggiungerà livelli inauditi ma so per certo che non acciufferà mai e poi mai i nostri livelli d’amore 💙💙
Mi gira già la testa al sol pensiero, anche se a pensarci bene quelli potrebbero essere i litri di prosecco che mi scorrono nelle vene dopo aver toccato quota 12 (e dico 12) cene natalizie consecutive.
Obiettivi per il 2019: prenotare un ricovero.
Obiettivo per fine 2018: andare di corsa a fare il dolce o mia madre il cocktail di gamberetti potrebbe farmelo passare dal naso.

Buon Natale gente, vogliatevi bene e soprattutto voletevi bene.