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La gloria è di chi non si arrende mai: Festival dello Sport (part2)

Il mio Festival dello Sport sta volgendo al termine, tra poche ore sarò di nuovo a casa ed ancora una volta porterò dentro di me tutte le risposte a quell’unica domanda: “Ma perché hai scelto questa vita?” come se ci fosse davvero un perché.

Spiegare non fa più parte di me, raccontare sì. Raccontare sempre. Colorare il mio blog con le mie emozioni mi aiuta davvero a focalizzarle, a rendermi conto di ciò che ho vissuto e di tutto quello che ancora ho davanti a me; il bicchiere mezzo vuoto, per me resta un’accezione positiva (soprattutto se la metà mancante me la sono scolata io 😂).

Il Festival dello Sport, part 2

La seconda parte del mio Festival è tante cose ma più di tutto è Claudio Marchisio e Federica Pellegrini. Nome e cognome. Il principino e la divina, l’eleganza bianconera tatuata dentro, mischiata al midollo, e la grande bellezza di colei che ha rescritto il significato di limiti. E di record. E di impresa. E di tante altre cose. Ma mi sono sorpresa anche con un Fausto Desalu semplice, con Batigol e Zanetti, con le campionesse del mondo di volley di vent’anni fa e con il professore Seedorf. È stata la solita full immertion in un frullatore di emozioni che però di solito e di uguale a ciò che già era stato, non ha proprio nulla.

Inutile che stia a snocciolarvi ore d’interviste, se questo blog si chiama Mary Seven ci sarà un motivo, e allora facciamo che di ogni incontro vi evidenzio le sette affermazioni che mi sono piaciute di più (con qualche eccezione nel numero, concedetemelo).

Stano – Crippa, nati per correre

“La fatica non sempre riesci a domarla, però alla fine ti ripaga”. (Yeman Crippa)

“Arrivare in Italia per me è stato come arrivare in paradiso”. (Yeman Crippa)

“Io voglio riscrivere la storia a modo mio e spero fra 30 anni quando qualcuno batterà i miei record di non dire le stesse cose che ha detto Antibo e di applaudire chi riuscirà a sopravanzarmi”. (Yeman Crippa)

“Riportare l’oro mondiale in Italia, nella marcia, dopo 19 anni, è un orgoglio infinito”. (Massimo Stano)

“Io mi diverto faticando, non è facile da far capire, soffro così tanto in allenamento che poi in gara è una goduria”. (Massimo Stano)

“Nel mio paesino manca la pista, ho tirato una frecciatina al mio sindaco e gli ho mandato una foto da qui, poi gli ho detto “Vedi tu cosa devi fare”…ma io la pista non la vorrei per me, la vorrei per togliere i giovani dalla strada, lo sport ti insegna tante cose”. (Massimo Stano)

Quando faccio un risultato punto a trasmettere le mie emozioni ed esperienze ai bambini, i bambini iniziando dallo sport girano il mondo, non conoscono diversità, socializzano, crescono, scoprono, questo è il bello”. (Massimo Stano)

Claudio Marchisio, il principino, fino alla fine

“Tornare alla Juve? Non sono mai andato via”.

“La Juve il primo amore, il primo sogno, il primo momento in cui mi hanno dato la borsetta, era il ’93, per me era Natale”.

“Ho detto non ce la faccio più, mia mamma non mi diede pressioni, lei prese tempo, mi disse aspettiamo un mese, se non cambia questa situazione, prendiamo una decisione”.

“Per il sogno non basta talento e impegno, devi avere l’insegnante giusto, in questo caso i miei genitori”.

“Il dna della Juve è uscire dalle difficoltà con la forza del gruppo”.

“Gigi ha detto che non gli servono i trofei per capire il proprio valore e ha ragione, ma io non riesco ancora oggi a digerirla”.

“Miretti è una bella notizia, non solo per Juve ma per il calcio italiano, la parte più bella è la sua spensieratezza”.

“C’è un Marchisio nel calcio italiano? Questa è una domanda che ti fa capire che gli anni passano”.

“Si lasciano andare gli italiani forti e si prendono stranieri che poi vengono qui e non danno nemmeno tutto”.

“Le uniche barriere che mi piacciono sono quelle sulle punizioni”.

“Mi è scattato qualcosa la sera della finale di Champions quando ho visto quello che era successo in piazza San Carlo, ho detto “Bisogna fare qualcosa”.

“Bandiera non è il tempo che stai con una squadra è quanto dai a quella squadra”.

Re Giorgio Chiellini, un miracolo sportivo

“Due mondiali mancati, il rammarico è non poter fare vivere quelle emozioni ai bambini”.

“Cosa sta succedendo alla Juve? Vorrei tanto saperlo ma io soffro come tutti i tifosi”.

“Il rimpianto più grande è non aver giocato la finale di Berlino, avremmo perso uguale forse, ma avrei meritato di giocarmela”.

“Nel calcio l’intelligenza è riuscire a mantenere l’equilibrio dentro e fuori dal campo, questi sono i campioni, questi sono quelli che ce la fanno”.

Federica Pellegrini, la divina

“A Tokyo sorridevo mentre nuotavo, ho capito fosse l’ultimo atto mentre giravo nel villaggio olimpico, non potevo fare niente in più di quello che ho fatto”.

“Mi auguro che chiunque vinca le elezioni si impegni a salvare lo sport, lo sport deve essere non solo protetto ma proprio aiutato”.

“Lo sport è il motore trainante di questo paese”.

Da Batigol a Zanetti, tango argentino

“Messi – Maradona? Dieci a tutti e due, ma credo che la leadership di Diego fosse diversa, era più influente, oggi però Messi è maturo al 100% ed è pronto per questo”. (Javier Zanetti)

“Quanto al look io sono nato così, l’ho chiesto pure a mia mamma, mi sveglio già pettinato”. (Javier Zanetti)

“Quando fai l’errore cresci, quando lo capisci impari”. (Javier Zanetti)

“La differenza la fanno i valori umani, quando riesci a trasmettere quelli sai che hai vinto”. (Javier Zanetti)

“Il risultato è un impostore, sia nella sconfitta che nella vittoria, il mondiale 2002 ci ha visto uscire al girone, io non lo vedo un fallimento, noi abbiamo dato tutto”. (Batistuta)

“Ho perso molto, molto più di quello che ho vinto, ma è così che ho fatto carriera”. (Batistuta)

“La sconfitta è una buona consigliera, ma quelli intelligenti imparano anche dalla vittoria”. (Batistuta)

Fausto Desalu, veloce come il vento

Per il campione olimpico della 4×100 non ho delle citazioni, è un ragazzo semplice che si confonde con la folla, un atleta umile, dedito alla mamma e al sacrificio. Ma quello che mi ha colpito più di tutto è stato il gesto di chi lo ha intervistato, Carlo Martinelli.
“Dalla mia infinita collezione di libri ne ho sottratto uno, 19.72, autografato da Pietro Mennea, in fondo ti scrivo il mio numero di telefono, quando arriverà questo giorno, quando batterai questo record mi chiamerai e ci abbracceremo virtualmente”.
Spiazzata. Ho comprato il libro, “Veloce come il Vento” e me lo sono fatto autografare.

“Non avevamo fatto 12mila km per sognare in piccolo, volevamo sognare in grande. Stasera si fa la storia, ci credete ragazzi?”

Piccinini – Lo Bianco – Togut, vent’anni dopo

Nel continuo botta e risposta di tre campionesse mondiali artefici di un 2002, c’è ancora la stessa intesa. La Picci non le manda mai a dire, e le sue facce la dicono lunga, Leo Lo Bianco giostra il gioco, Togut schiaccia qualsiasi cosa passi ad altezza rete “In quella finale penso di avere schiacciato qualche palla anche ad occhi chiusi”. E sono tante le similitudini con La Nazionale che ha appena iniziato l’avventura mondiale e che vuole sognare e farci sognare.
“Negli occhi dei ragazzi di Fefè ho rivisto lo stesso ardore che avevamo noi, vent’anni fa, è passato tanto tempo ma se ci penso bene non è passato nemmeno un giorno”.

Zitti tutti, al Festival dello Sport arriva il prof. Clarence Seedorf

“La sensazione che puoi competere con chiunque e vincere contro chiunque significa essere usciti dalle difficoltà ed essere una grande squadra”.

“Il gol a Buffon? Come mi è venuto in mente di tirare da lì? Ancora me lo chiedo pure io”.

“La mentalità di essere migliore dei migliori, questa cosa nasce da piccolo, la capacità di essere pronto per grandi sfide la puoi allenare, ma devi essere bravo a gestire le emozioni, io l’ho imparato col tempo questo”.

“432 presenze con il Milan, lo straniero che ha avuto più presenze con questa maglia, ma la partita più bella resta sempre la prima, senza quella non ci sarebbero state le altre”.

“Quanto mi è mancata l’Olanda nel mondiale del 2006 e quanto sono mancato io a loro? Non ho rimpianti per le cose che ho deciso io”.

“Ti sei chiesto perché non sei di nuovo in panchina?
L’Italia non è un paese razzista, ma talvolta lo è il sistema e questo sistema non dà pari opportunità”.

“Ad ottobre sarai di fronte a 54 ministri dello sport in Turchia, cosa gli dirai?”
Che si devono dare una svegliata”.

Festival dello Sport, quanto manca alla prossima edizione?

Foto Festival dello Sport

Leggi anche —> EMOZIONI E MAGIA: IT’S TIME TO FESTIVAL DELLO SPORT (PART 1)

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Emozioni e magia: it’s time to Festival dello Sport (part 1)

Succede che Trento si riempie di voci e si colora di rosa, succede che prendi un treno, scendi di fronte a Piazza Dante e capisci in un attimo che nemmeno quest’anno potevi perdertelo, succede che quando sui social appare la scritta “Festival dello Sport” e le date, nonostante magari sia gennaio, hai già segnato sull’agenda una frase tipo “Non ci sono per nessuno”. Ecco questo è quello che succede prima perchè poi, quando lo vivi, succede tutt’altro.

Cosa? Bella domanda. Spiegarlo non è semplice, sposo a pieno il pensiero “È un po’ come stare nel villaggio olimpico ed esplorarne ogni angolo”, perchè in fondo è proprio così. Correre tra un teatro e l’altro, fare un giro in piazza Duomo, gustare un bretzel in un locale tipico, e poi c’è l’incontro al Palazzo della Regione e “Guarda che belli i ragazzini che provano la pista di atletica”, e sono giornate così piene che non lo sai, per te restano leggere anche quando a mezzanotte sei in una camera d’albergo e provi a scrivere mentre un occhio si chiude e l’altro è già sul programma di domani.

Il Festival dello Sport, day 1

Il Day one del Festival dello Sport 2022 è già una partenza col botto. In piazza Duomo si alternano Teo Teocoli e Jury Chechi nella presentazione dei loro libri, c’è fermento e si scaldano i motori in attesa dell’inaugurazione, mi correggo, della Grande Inaugurazione. Perchè al Teatro Sociale arrivano Cairo, il direttore di Gazzetta dello Sport Stefano Barigelli, Giovanni Malagò, Marcel Jacobs, Ilaria D’Amico, Gli Autogol, Federica Masolini, Pierluigi Pardo, Luca Pancalli e probabilmente altri 150 ma gli occhi sono per l’ospite d’onore, Gianluigi Buffon.

Inutile che stia a snocciolarvi quasi un’ora d’intervista, se questo blog si chiama Mary Seven c’è un motivo, e allora facciamo che di ogni incontro vi evidenzio le sette affermazioni che mi sono piaciute di più.

Gigi Buffon, il numero uno dei numeri uno

“Federer una di quelle icone che quando smette ti fermi un po’ anche tu”

“Io continuo a giocare perché la domenica non voglio andare al centro commerciale con la D’Amico”

Il tifoso si aggrappa ancora a me ed è orgoglioso di me

Non ho bisogno di vincere otto Champions o anche solo una per sapere quanto valgo

Ci sono cose che sono sotto gli occhi di tutti, ma ci sono cose che un profano non vede, tipo un richiamo al momento giusto, una parola, un gesto piccolo che poi in realtà ti svolta una stagione

La normalità è la vera trasgressione di una persona

“Chiellini è il più grande miracolo sportivo che io abbia visto”

Marcel Jacobs, al Festival dello Sport è tornato il Re

“Dopo le Olimpiadi volevo dimostrare che ho passato tutta la vita a lottare per questo

Arrivare in finale significa che siamo tutti sullo stesso piano, lì però non devi aver fretta di fare le cose, che sembra un paradosso nei 100 metri, devi rispettare i tempi”

“Ho capito che nella mia vita non ci sono state sconfitte, ci sono state delle delusioni ma io non ho mai mollato”

“Da piccolo puntavo a vincere il più possibile per essere fonte d’ispirazione, io sono il classico esempio che ne ha passate di tutti i colori, ma nonostante tutto ha creduto in un sogno e ce l’ha fatta, scriverlo è stato un viaggio per me che ho provato a raccontare agli altri”

“Le difficoltà ci saranno sempre ma saranno occasioni”

“Mi ritrovo davanti la copertina “L’uomo dei Sogni”, e adesso che faccio?”

“Al 20 luglio con 40 gradi erano tutti al lago di Garda io in pista da solo ad allenarmi, me lo sono costruito, non ho super poteri”

Italvolley, i campioni del mondo siamo noi

(Sforo il numero di citazioni, erano troppi)

“Ma io direi soprattutto speciale, questi ragazzi hanno fatto qualcosa di speciale, qualcosa di straordinario in così poco tempo” (Fefè De Giorgi)

De Giorgi è un cabarettista prestato al mondo del volley” (Andrea Zorzi)

Con la Francia ho fatto i punti decisivi perché non ho pensato” (Daniele Lavia)

“Lavia non meritava solo il premio individuale ma quello di Mvp del mondiale” (Fefè De Giorgi)

“Due o tre cose danno fastidio a Fefè la prima è dire “Ci sto provando”, per lui bisogna fare, e poi si arrabbia se siamo superficiali, e se bestemmiamo” (Simone Anzani)

Per me la parola giusta per questo mondiale è stata goduria ma non perché abbiamo vinto davanti a 13 mila polacchi, anche se la voce gliela abbiamo fatto abbassare, ma perché ci siamo goduti ogni momento” (Simone Anzani)

Sacrifico tanti minuti è vero, ma ogni cosa buona che fa lui (Giannelli) sono felice come se la facessi io” (Riccardo Sbertoli)

Anche nei momenti di difficoltà sapevamo dove stavamo andando” (Alessandro Michieletto) 

“Sono ragazzi giovani che hanno fatto un’impresa, questo è un messaggio comunicativo importante non solo per la pallavolo, non solo per lo sport, ma per la vita” (Fefè De Giorgi)

In stanza urlano come i matti, giocano a Mario Kart, ecco quali sono le fondamenta di questa nazionale? Mario Kart, l’allenamento è solo di passaggio” (Fefè De Giorgi)

“Festeggiare con sobrietà, deprimersi con coraggio, questo è il ruolo dell’allenatore” (Fefè De Giorgi)

Grace la mia gatta ha guardato tutte le partite, non so cos’abbia capito, ed era con me quando ho fatto le convocazioni, ho messo una foto mia 7000 mila like, ho messo una foto di Grace con la medaglia 55 mila like, allora metto sempre lei” (Fefè De Giorgi)

Foto Il Festival dello Sport

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