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Alessandro Del Piero

Buon compleanno Alessandro Del Piero, numero 10 a cinque stelle

Io ad Alessandro Del Piero devo tutto. Tutto. La mia infanzia si è aggrappata al suo esempio, a quegli occhi buoni e ai sorrisi timidi, a quel destro a giro che è diventato un tiro tutto suo, “alla Del Piero” in gergo, alla fantasia, alla gratitudine, ai pochi fronzoli e alla tanta pazienza, dopo un infortunio lunghissimo, nell’attesa di un gol su azione che non arrivava mai.

Devo tutto all’umiltà di chi scende in serie B da Campione del Mondo, di chi mette il coraggio nero su bianco con una firma che non conosceva cifre, devo tutto al gol con la Fiorentina, al gol di tacco nel derby, a quello nel sette nella magica notte di Tokyo, al 4° posto di un Pallone d’Oro che in quell’anno aveva inciso su di sé solo un nome ed un cognome ma nessuna polemica al seguito e probabilmente nessuna poltrona vuota, che nei tempi moderni sa tanto di scaramuccia per riempire pagine social, ma che tradotto equivale ad una maleducazione che mai avrebbe sfiorato i pensieri di certi Campioni di quegli anni: una volta non ce lo si sognava nemmeno di non dire grazie anche quando sapevi di aver ricevuto meno di quanto avresti meritato.

E poi devo tutto a quella linguaccia, alle parole taciute, agli applausi sarcastici dopo un pugno in faccia, ai gol sbagliati in una finale europea e a quel destro mondiale che abbatté una Germania intera, devo tutto a quella fascia al braccio, alla leggerezza con cui le cose difficili sembravano facili, all’entusiasmo di un bambino, al gol con la Lazio e alla standing ovation di Madrid. Devo tutto a quel giro di campo, alle lacrime di quel giorno, all’abbraccio con mio padre e alla telefonata con mio zio, alla fine di una storia che in quel 13 maggio 2013 capì proprio che non c’era nessuna fine, che ci sono legami di cui si conosce sempre e solo il principio.

Ne è passato di tempo da quel giorno, e ne è passato ancor di più da quel Foggia – Juventus del 1993, così tanto che oggi Alessandro Del Piero non ha più solo “due stelle” sulla maglia, ne ha 50, o se volete 5 x 10 cucite sul cuore. Per me non c’è Maradona, Pelé, Ronaldo il Fenomeno, Messi o Cristiano Ronaldo che tenga: e non è questione di non essere oggettiva, è che penderò sempre dalla parte delle emozioni ed in tutti i secoli dei secoli, non ci sarà mai nessuno che mi emozionerà tanto quanto Alessandro Del Piero. Amen.

So per certo che la mia passione, il mio amore per questo benedetto, maledetto sport, senza Alessandro Del Piero non sarebbe stata la stessa cosa, ma so anche di aver assistito all’eccezione, alla storia d’amore che “intanto il tempo passa e tu non passi mai”, al lieto fine. Un lieto fine fortemente voluto da chi sa di aver lasciato in quell’orbita un’eredità pesante tanto quanto una maglia numero dieci “da continuare ad esistere affinché ogni bambino che tifi la Juve possa ancora sognare d’indossarla”.

Buon compleanno Alessandro Del Piero, fenomeno di una generazione senza tempo, occhi buoni e sorrisi timidi che proveranno a trovare forma e senso in altri volti, in altri talenti, pur sapendo che “come te, nessuno mai” o, per dirla tutta, “come te, nessuno mai più”.

Mariella Lamonica
foto: oggitreviso.it

Tanti auguri a Paulo Dybala, il mio 2^ numero dieci del cuore

Happy birthday Paulo Dybala, joya bianconera

Ho avuto la fortuna di vivere la mia adolescenza nell’epoca Del Piero, un numero dieci di quelli che ti resta dentro, che ti cambia la vita, che ti accompagna, ti cresce, che scardina dalle pareti dell’anima le emozioni a forma di ancora, appigliate a quegli scogli, e dello stesso colore del mare.

Il mio amore per il calcio nato esattamente con me e conosciuto nelle notti magiche di un Totò Schillaci che ci ha fatto accarezzare un sogno, è cresciuto pari passo con Alex, un giocatore, un capitano, un uomo fuori dall’ordinario.

Quando Del Piero lasciò la Juve nella mia testa scattò un “non ci sarà mai più un numero dieci degno di indossare questa maglia”, ed è ancora così, e probabilmente sarà sempre così.

Un giorno, all’improvviso…Paulo Dybala

Ma poi un giorno, in uno dei miei mille lavori notaii uno sguardo e sentii l’esigenza di far ricongiungere quello sguardo non solo con quei due colori, ma con quella frattura, non per colmarla o ripararla, ma per rispolverare ciò che c’era accanto e che aveva comunque ragione d’essere.

È strano perché il gesto atletico di quella sfida non era altro che un calcio di rigore. Routine, forse, nell’arco di una partita, quasi banalità, ovvietà per un numero nove con la maglia rosanera. Il tiro dagli undici metri è sempre quella cosa che se lo segni, hai fatto il tuo, come se quel gol valesse meno di altri, e se lo sbagli sei lo zimbello di tutti per un po’, addirittura un bel po’ se è poi uno di quei rigori che pesa.

Eppure, ti guardai calciare un rigore, e rimasi coinvolta, troppo coinvolta per tenermi dentro un: “Questo deve venire alla Juve“. La concentrazione, i pochi passi, quell’interno sinistro che pareva una carezza al pallone, il gol, l’esultanza al punto giusto, non c’è stata solo una componente che mi ha convinto è stato un mix, una linea che ha unito i puntini che davano forma ad un numero, ad un nuovo numero dieci.

Ha segnato, con il numero dieci Paulo…Dybalaaaa

paulo dybala

Il trasferimento a Torino, i primi gol, le prime magie, le incomprensioni, i “vendiamolo” anzi no “teniamolo”, la doppietta al Barcellona, un cuore infranto che finisce sui giornali, gli scudetti, le punizioni, quella terribile finale con il Real Madrid, le tue paure. E ancora il gol con la Lazio, uno dei miei preferiti, la tua prima tripletta bianconera con il Genoa, proprio quando al mondo stavo arrivando “Il Riky del mio Cuore”, la convivenza con tutti gli attaccanti passati da Torino e non rimasti, sei stagioni ed il premio di miglior calciatore della serie A, il tutto condito dai soliti tormentoni…”È il nuovo Messi”, e i “Non sarà mai come Del Piero”, dimenticando sempre che tu sei semplicemente Paulo Dybala. 

Aveva ragione Alex quando diceva:La maglia numero 10 della Juve deve essere indossata, non ritirata. È bello che tutti i bambini possano sognare di giocare con una maglia che in 113 anni è stata vestita da grandissimi campioni. La Juve c’è stata, c’è e ci sarà a prescindere da Alessandro Del Piero“.

Non me ne vorranno i Tevez e i Pogba ma io resto della mia e dopo Alex Del Piero non trovo altro giocatore al mondo che possa indossare con lo stesso stile la maglia numero 10 della Juventus.

Ci sono cose che non possono essere messe in discussione, tipo queste. ⬇️

Buon compleanno Joya, buon compleanno Paulo Dybala.

 

photo loscherma

 

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Alex Del Piero

Happy birthday Alex Del Piero, inarrivabile leggenda bianconera

Alex Del Piero, buon compleanno!

4+6= 10 lo hai scritto tu stesso a caratteri cubitali su tutti i tuoi social, inondati come sempre di dichiarazioni d’amore per te ancor più che di auguri.

Il dieci che solo tu hai saputo indossare con quello stile, il dieci che ci ha fatto innamorare, il dieci che è stato simbolo, icona, eleganza incommensurabile di un giocatore trasformatosi in leggenda che non avrà eguali, nonché voto ad un talento sopraffino.

Un dieci comunque enorme se accostato a quei diciannove anni di Juve dove non sono mancati nemmeno i dettagli in una storia unica, magica, talmente bella da non crederci. Ed io che quei diciannove anni ho avuto la fortuna di viverli tutti al tuo fianco so che sono una privilegiata.

Dall’eurogol con la Fiorentina a quella notte incredibile a Roma, dalla magia contro il River Plate al nome di Summer che primeggiò ingiustamente anche davanti al tuo, dal gol alla De Piero al titolo di capocannoniere, dai mister che non ti hanno capito, alle critiche di chi ha trovato il coraggio di mettere in discussione persino un talento come il tuo, dalla standing ovation del Bernabeu a quella prima linguaccia contro l’Inter, dalla rete con la Germania alla sfida con il Frosinone, dalla punizione con la Lazio a quel 13 maggio…Torino si ferma e piange.

Del Piero, eterno esempio di una vita spesa per un sogno

Il giro di campo, io incredula davanti alla televisione, lacrime, lacrime, lacrime, uno come Del Piero nasce una volta ogni 150 anni, ecco perché quelle 19 stagioni valgono di più, almeno il doppio, soprattutto se sei una bambina innamorata del calcio che, guarda le coincidenze, ti ha scoperto all’età di 9 anni il giorno del suo compleanno, e nel giorno del suo compleanno di tanti anni dopo ti ha visto mettere il punto in fondo ad un libro fatto di due soli colori, il bianco ed il nero.

Sempre presente nei successi e nelle cadute, nella luce e nei giorni bui, lì, più vicina di quanto non mi sia mai accorta e di quanto tu stesso possa credere: ecco perché farti gli auguri è qualcosa di naturale, è semplicità, è come cercare sulla rubrica il numero di un amico che non senti da un po’ e per questo avere ancora più piacere nel fargli gli auguri.

Happy birthday Alex Del Piero, compagno di una delle parti più belle della mia vita, esempio indiscusso e fondamenta dei valori in cui più credo, inarrivabile leggenda bianconera. 

 

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Tra gli uomini, i guerrieri: Mario Mandzukic uno di noi

Tra gli uomini, i guerrieri: Mario Mandzukic uno di noi.
Questa scenografia fu un immenso striscione prima di uno Juventus Barcellona di un paio di anni fa. E non credo possa esserci niente di meglio che rappresenti Mario Mandzukic, Marione per gli amici, alla Juventus.

Un uomo ed un guerriero, sostantivi messi sullo stesso piano che in realtà hanno stabilito l’indissolubile legame tra il numero diciassette bianconero e la vecchia signora. Quattro anni e mezzo che tradotti in numeri fanno 162 presenze, 44 gol, 4 campionati, 3 Coppe Italia, 2 Supercoppe, non bastano per raccontare il cuore di un guerriero che spesso sradicava palloni al limite della sua area, per poi ritrovarsi esattamente dalla parte opposta a svettare più in alto di tutti. Sempre con la stessa intensità, con la stessa voglia, con lo stesso sacrificio, con lo stesso spirito da guerriero, appunto.

Ma poi succede che, d’un tratto, qualcosa cambia, ed il guerriero si ritrova ai margini dell’arena, ingabbiato in una prigione da cui non riesce più ad uscire, forse perché si ritrova a pagare un conto salatissimo o forse accusato colpevole di un crimine che non ha commesso.

Mario mandzukicMa anche quando la luce filtra tra quelle “sbarre” i perché scivolano via lasciando spazio ad un ricordo troppo ravvicinato alla realtà perchè possa essere sbiadito, dimenticato, nell’oblio della memoria, di gente che, invece, non ha mai dimenticato il brutto, figuriamoci il bello di certe avventure, di certi legami.

E se nell’ombra lascio i perbenisti, quelli che sanno tutto, quelli che non sanno lavare i panni di casa propria, o quelli che hanno regalato fasce di capitano come se piovessero, come pezzi di stoffa qualunque, per me, al di là del giusto o dello sbagliato, Mario Mandzukic resta questo, un “Tra gli uomini i guerrieri”.

Grazie di tutto, Marione.

È impossibile riassumere quattro anni e mezzo in un semplice arrivederci, ma spero abbiate visto la mia passione per questo club e per questa squadra in ogni singola partita che ho giocato per la Juventus. Un grande ringraziamento a Mr Allegri e a Mr Marotta per avermi voluto a Torino – è stato un privilegio giocare per la Juventus e gli ultimi mesi non cambieranno il rispetto e l’amore che provo per il club.

Ringrazio tutti i compagni che ho avuto in queste stagioni – ho davvero apprezzato ogni singola battaglia con voi e abbiamo vinto la maggior parte di queste battaglie! Non dimenticherò tutte le vittorie e i trofei, frutto della nostra qualità, del duro lavoro e dello spirito di squadra. Un grande grazie anche allo staff che lavora dietro le quinte – allenatori, staff medico, fisioterapisti e ogni altra persona che si preoccupa che i giocatori della Juventus siano nelle migliori condizioni per avere successo.

Infine, il ringraziamento più grande per i meravigliosi tifosi che sono la vera ragione per cui il club è così grande e vincente – ho apprezzato davvero molto il sostegno che mi avete dimostrato fin dal primo giorno. Concludendo, ho sempre cercato di dare il massimo per i Bianconeri, vi auguro il meglio! E per me, è tempo di un nuovo capitolo…  Per sempre vostro, Mario“.

Claudio Marchisio, il principino d’altri tempi

claudio marchisioDicono che il principe azzurro non esista più e forse hanno anche ragione, i galantuomini sono di un’altra epoca, le buone maniere lasciano il tempo che trovano, ma se ti guardi indietro ed incroci quegli occhi ghiaccio di Claudio Marchisio, allora sai che il principino è d’altri tempi.

E proprio quel principino così, in una tiepida mattinata torinese, dice addio al mondo del calcio e lo fa a casa sua, all’Allianz Stadium, su quel prato verde che arrossisce ricordando l’eleganza delle sue giocate.

Ieri, caro Claudio Marchisio, è stato il tuo giorno, un giorno qualunque, senza luci della ribalta, senza eventi particolarmente folcloristici, un giorno che, nella discrezione più totale, ti sei preso fino a farlo diventare il tuo giorno. Nessun giro di campo, la tua famiglia e qualche addetto ai lavori intorno, non un pubblico emozionante a farti da cornice e non mille bandiere lì, pronte a sventolare. Fondamentalmente c’eri solo tu e il tuo sogno.

Ho perso il conto della volte in cui tu abbia ripetuto questa parola nell’arco di un video di pochi minuti che solo oggi ho voluto guardare, incredula, commossa. A 33 anni si potrebbe avere anche della rabbia per una carriera, splendida, che in realtà non è terminata con il giusto commiato né tantomeno con un trofeo sotto il braccio, a 33 anni, nonostante gli anni più floridi dovrebbero essere già alle spalle, si avrebbe ancora molto da dare a quel mondo, a quel pallone che rotola, su quel campo che è sempre stato casa.

Ed invece, la consapevolezza che il fisico non sia più in grado di giocare ai livelli a cui hai sempre meritato di stare, ha prevalso sulla mente, ed il cuore, come tu stesso hai detto, ha avuto la meglio su tutto il resto. Ci sarebbero potuti essere altri soldi, altre maglie, nuove soddisfazioni, altri traguardi, ed invece, basta così. Nel silenzio di un giovedì di ottobre, basta così.

Avresti meritato applausi a scena aperta per tutto quello che hai fatto, per tutto quello che sei stato, un esempio in primis, un centrocampista da urlo, un uomo di una grandezza immensa.

E allora, caro Claudio Marchisio, ci hanno pensato i social a rammentare un gigantesco album di ricordi, frutto di una carriera ineccepibile, frutto di un carattere tanto determinato quanto buono, mix giusto per quella fiaba bianconera.

Messaggi Social, un’ondata d’affetto

Il tuo sogno. Un lungo cammino, una splendida storia. Ed è stato bellissimo viverla insieme. – Juventus FC

Amico mio, il prossimo capitolo sarà ancora più bello. Grazie di tutto! – Dybala

Tanti anni insieme, dentro e fuori dal campo. Tante gioie e qualche sofferenza vissute fianco a fianco ci hanno fatto diventare grandi e tu con questa maglia sei stato un grande sin da piccolo. Un piacere aver giocato accanto a Te, Principino. Ora goditi questa nuova vita e tutte le avventure e le esperienze che ti riserverà. In bocca al lupo». – Bonucci 

Un percorso senza ostacoli probabilmente non porterebbe da nessuna parte, Buona strada Claudio!». – Buffon

Grazie per quello che hai dato al calcio, grazie per quello che hai dato alla Juventus ed alla nazionale italiana. Il tuo immenso talento, la tua eleganza e la tua educazione ti hanno fatto diventare un grandissimo campione nel rettangolo da gioco,sono sicuro che con queste grandi qualità non farai fatica a realizzare i tuoi nuovi grandi obiettivi. – Perin

Una maglia prestigiosa e leggendaria, ma anche impegnativa e tu Claudio hai insegnato a tutti noi come indossarla, con generosità e responsabilità. Grazie di tutto Cla. – Pjanic

È stato bello veder crescere quel bambino e condividere con lui un bel pezzo di strada, con la maglia della nostra vita. In bocca al lupo per il tuo futuro Claudio! – Del Piero

Siamo orgogliosi e felici di averti visto indossare la nostra maglia; in bocca al lupo per il futuro – Fc Empoli

Sono sicuro che qualunque sogno tirerai fuori dal cassetto, saprai metterci la classe e la passione di sempre.Giovinazzi

Mi è piaciuto vederti giocare, ma ancor di più competere contro di te. Oggi il calcio è un po’ meno calcio. Grazie di cuore per tuttoIniesta

…Chissà se tutto questo lo avevo previsto anche quando dalla provincia di Torino sognavi solo di poter giocare con la tua squadra del cuore.

Grazie di tutto, Claudio Marchisio, principino d’altri tempi, giocatore, centrocampista, uomo UNICO.

Quando Alessandro Del Piero lasciò la Vecchia Signora disse: “Non voglio che venga ritirata la maglia numero 10 della Juventus affinché i bambini possano sognare di indossarla”, allora sono certa che in tanti, ma proprio in tanti, nei più sperduti campi del mondo, sognano la maglia bianconera numero otto perché l’ha indossata Claudio Marchisio.

 

12 settembre 1993: “On this day”, Alessandro Del Piero

Potremmo parlare di numeri, perché in fondo il calcio è anche questo, ma se fosse solo numeri parleremmo di giocatori come macchine e non come uomini.
Io, invece, ho conosciuto un uomo speciale ed è di lui che mi sono innamorata quando avevo appena 8 anni e lo sappiamo bene che “Il primo amore non si scorda mai”.
Sono cresciuta così, fra prodezze e panchine ingiuste, fra sguardi che arricchivano i silenzi e raccontavano più di mille parole, sono cresciuta innamorandomi dei tiri a giro, delle punizione nel sette, degli assist in rovesciata, della freddezza dal dischetto.
Sono cresciuta guardando quelle lacrime in un freddo novembre, lacrime che poi mi hanno permesso di innamorarmi ancora, di nuovo, più di prima.
Sono cresciuta guardando la fascia da capitano sul braccio destro ed un’esultanza che valse una coppa intercontinentale.
Sono cresciuta fra le delusioni europee e vedendo un difensore dai capelli rossi alzare il pallone d’oro quando alle sue spalle scalpitava il mio uomo con un Champions sotto il braccio, eppure, anche in quel caso, non udii troppo rumore.
Sono cresciuta con quelle formazioni che terminavano spesso nello stesso modo e con il pensiero che gli Uomini, quelli veri, non abbandonano mai la propria Signora, nemmeno in serie B.
Sono cresciuta con la linguaccia, con i tiri di destro, di sinistro, di testa, i colpi di tacco e i dribbling secchi, sono cresciuta guardando corazze sciogliersi sulla spalla di un compagno quando la vita ti gioca brutti scherzi e ti priva dell’amore paterno.
Sono cresciuta rincorrendo bus bianconeri a caccia di una sguardo, un autografo, una foto che hanno sempre avuto un valore inestimabile e che restano ancora là, mai sbiaditi.
Sono cresciuta con l’apoteosi di un gol alla Germania e di un rigore alla Francia che hanno messo d’accordo tutti e che all’uomo, ancor prima che al giocatore, hanno restituito i pezzi mancanti, o sottratti, di un talento cristallino diventato leggenda proprio lì, con quell’azzurro addosso.
Sono cresciuta con quel giro di campo senza fine, senza fiato, disarmante, straziante, unico, con una torta di compleanno (il mio) rimasta a metà, mentre sua maestà lasciava la scena.
Sono cresciuta fra gli abbracci di chi, come me, quell’uomo lo ha sempre amato incondizionatamente.
Sono cresciuta con un poster sopra al letto.
Sono cresciuta con un sogno nel cuore: una mano tesa ed un microfono, le tue parole ed i tuoi occhi solo per me. E nonostante per ben due volte sia stato “quasi così”, quel sogno non ha smesso di crederci, intatto, prezioso, immerso nell’amore che ho sempre, da sempre, e per sempre, avuto per il mio unico capitano.
Sono cresciuta così da quel 12 settembre 1993 in avanti e non ho mai amato nessuno così negli ultimi ventisei anni.
E se la domanda è: “Lo ami ancora?“, la risposta non può che essere questa: “Sì, lo amo ancora, lo amerò sempre, perché nessuno mai sarà Alessandro Del Piero“.

Chiellini- Koulibaly, bianco che abbraccia il “nero”

Bianco che abbraccia il nero, coro che si alza davvero, Juve per sempre sarà.
Recita così l’inno della Juve, quella Juve che ieri sera, all’ultimo respiro, è riuscita ad avere la meglio sul Napoli grazie all’autogol di Koulibaly. Il centrale biancazzurro, uno dei più forti centrali al mondo, ha commesso un errore, un autogol, al 93′, proprio quando sembrava che il big match fosse destinato ad un pareggio ottenuto in remuntada. Ed invece, nel tentativo di sparare oltre lo stadium quella sfera piombata in area, il “centralone” maldestramente la spedisce nel sette alle spalle di Meret. Fine dei giochi, la Juve vince 4 a 3.
Ma oltre il triplice fischio ecco che Giorgio Chiellini, capitano della Juventus ,decide, ancor prima di congratularsi con i suoi compagni, di andare ad abbracciare quell’avversario di mille battaglie, quello che “No, un autogol così non te lo aspetti”.
E forse in questa foto non si vedono le stampelle, testimoni di un destino che al toscano 35enne ha riservato una salita nuova, di circa 6 mesi, per un ginocchio che ha fatto crack, ma si vedono due colori ben distinti che si mischiano, che si confondono e si rispettano. Potreste vedere il bianconero da un lato e l’azzurro dall’altro, potreste vedere il blu (Italia) ed il verde-giallo-rosso (Senegal), o più semplicemente il bianco & il nero.
Quelli come me, che invece sanno guardare più a fondo, non vedono differenze; intravedono una C enorme sul braccio sinistro dell’uno, ed uno sguardo sconsolato ma riconoscente sul volto dell’altro. In questo foto ci sono due cuori enormi, nascosti sotto due maglie diverse, che si sfiorano, che si avvicinano e che tremano.
In questo foto c’è un senso di rispetto assoluto che il cuore lo fa tremare anche a me. 
In questo foto c’è l’esempio che martedì, al primissimo allenamento dell’anno, riporterò ai miei pulcini, mettendo davanti ai loro occhi puri il senso di un gioco meraviglioso che in realtà “solo” un gioco non è.

 

 

Togli la ragione e lasciami sognare in pace

Togli la ragione e lasciami sognare in pace…

Se qualche anno fa mi avessero detto “Parteciperai ad un evento di beneficenza, a tinte bianconere, in un lussuoso hotel vista lago, con la presenza di 180 persone vestite di tutto punto, tra cui il presidente della Juventus Andrea Agnelli, Fabio Paratici, la coach Rita Guarino e una serie di giornalisti di un certo spessore e ne scriverai anche un pezzo”, beh, mi sarei ammazzata dalle risate. Ed invece, stanotte, con l’orologio che segna le 2.07, le poche ore di sonno accumulate nelle ultime settimane, non c’è verso di dormire. L’adrenalina mi fa ancora tremare il cuore e sento le gote sorridere mentre lo sguardo si colora della luca dei sogni, ma non quelli che si fanno ad occhi chiusi, quelli che senti sulla pelle quando è pieno giorno e quando l’orizzonte sembra così vicino da poter essere sfiorato con la mano.
Sono qui a cercare le parole, guardo questa tastiera nella speranza che le frasi giuste prendano forma da sole, mi torturo i boccoli e sento, d’un tratto, le guance calde mentre lacrime incomprese e prigioniere da troppo tempo di una cassaforte dorata senza combinazione, vanno a caccia della loro via di fuga. La bocca prova ad assaporarle mentre le narici si riempiono del profumo di una serata indimenticabile, il profumo di buono, il profumo del vento che spazza via le nubi e che mi fa scorgere il cielo di primavera.
In questa stanza buia cerco i dettagli di una vita che danno senso alla mia follia, una follia che sperpera doni e che, come i bambini nel giorno di Natale, mi osserva curiosa scartarli, con i fiocchi fra le dita e le carte stracciate in giro per casa. Da lì al caos è un attimo perché lo so bene che la lista dei desideri è sempre troppo lunga, ma so anche che ogni qual volta inizi a scriverla, a ridimensionarla, a cambiare l’ordine dell’elenco puntato, diventa la lista di qualcun altro ed io, al mio cuore, non posso più fare questo. Per tutte le pugnalate ricevute, per tutte le volte in cui ho lasciato che venisse messo al tappeto dalla ragione, per tutte le volte in cui è stato frantumato in mille pezzi e per tutte le volte in cui, quei pezzi, non combaciavano mai, ora so che è il suo tempo e che il segreto è lasciarlo volare in alto dove non esistono vertigini che tengano per non sfociare nelle acque dei mari inesplorati.
Come su una barca che sa quale rotta seguire, che sa quanti viaggi deve ancora da affrontare, ho preso il timone e l’ho messo nelle mani del mio cuore, consapevole che non esista posto più sicuro al mondo.

Libero com’ero stato ieri, ho dei centimetri di cielo sotto i piedi, adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori…sono nuvola e tra poco pioverà, e non c’è niente che mi sposta o vento che mi sposterà…

…Togli la ragione e lasciami sognare in pace”.

 

Feliz aniversario Cristiano Ronaldo, ma il regalo faccelo tu 🙏🏼

Non avrei mai pensato di poter esultare con un Criiiiiiiistianoooooooo Rrrrronaldooooo e di veder combaciare le mie urla con affascinanti immagini in bianco&nero eppure da quella conferenza che mi fece capire “È tutto vero” sono trascorsi mesi di indizi ormai pronti a tramutarsi in prove. E la prova che tutto possa finalmente andare come da tempo speriamo, sei proprio tu Cristiano Ronaldo.

L’amarezza per un pareggio e per un’uscita di scena inaspettata, la fame di gol e la voglia di caricarti sulle spalle un intero popolo che non aspetta che te, la lucidità nelle analisi, l’eleganza dei tuoi gesti, il tuo marchio di fabbrica prima, durante e dopo un gol, l’esserti cucito addosso una casacca da sempre meravigliosa ma da qualche mese ancor più pezzo pregiato di un mondo che conosce la straordinarietà della tua presenza, gli obiettivi tuoi che sono di tutti, ed un amore, un affetto che probabilmente solo nei nostri più bei sogni pensavamo di poterci scambiare così, irrefrenabilmente ed incondizionatamente.

Ed oggi tu che sei l’uomo dei record per eccellenza, prendi un numero e lo aggiungi alla tua età a testimonianza di un tempo che passa e che non ha padroni se non se stesso, un tempo che però sa prendersi tutto e restituirti altrettanto se rispettarlo, accettarlo e maneggiarlo con cura rientrano ogni anno nella lista dei tuoi buoni propositi…

ed il tempo vale molto CR7 e questo ce lo insegni proprio tu che a volte in un millesimo di secondo sai trasformare la speranza in realtà e sai volare alto osservando tutto da un’altra prospettiva, da una finestra che forse fino a qualche mese fa era sempre stata chiusa, trascinando in cima quegli abili sognatori che quella vetta, fino ad oggi, l’hanno solo sfiorata.

E allora buon compleanno a te che hai scelto di affacciarti sul nostro mondo e di condividerlo…buon compleanno Cristiano Ronaldo o più semplicemente CR7 e perdona il nostro egoismo se mai come stavolta speriamo che il regalo sia tu a farlo a noi, perché insieme abbiamo nuvole e stelle da oltrepassare ed uno spettacolo da goderci. E per sdebitarci non temere, sapremo farlo al momento giusto…in fondo se ti dico standing ovation ti sovviene qualcosa?

Young Boys – Juventus: il Pagelloide Bianconero di Sportal

Una sconfitta indolore, la seconda stagionale: cade in piedi la Juventus di champions league di mister Allegri in terra Svizzera.
Dybala e compagni subiscono la volontà dello Young Boys e pagano carissime le loro stesse distrazioni, tant’è che al 90′ il risultato è di 2 a 1.
Potevo forse esimermi dal dare qualche numerino? No ovviamente.

Ecco quindi i miei pagelloidi targati SPORTAL.
Per leggerli clicca QUI.